Visitando le Marche

“Le Marche sono un plurale. Il nord ha tinta romagnola; l’influenza toscana e umbra è manifesta lungo la dorsale appenninica; la provincia di Ascoli Piceno è un’anticamera dell’Abruzzo e della Sabina. Ma per quanto ne accolgano i riverberi, le Marche non somigliano né alla Toscana, né alla Romagna e neppure all’Abruzzo, o all’Umbria”.

Così scrive Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia, reportage radiofonico realizzato a metà degli anni Cinquanta: un pensiero che ben presenta questa terra, il cui nome risulta essere il plurale di marca, dal tedesco antico mark, territorio di confine.

Abbracciate dagli Appennini e lambite dal mar Adriatico, le Marche sono la meta ideale per tutti i turisti che amano coniugare cultura e natura, immergersi in atmosfere autentiche e vivere appieno le tradizioni locali.

400 musei, 26 aree archeologiche, 71 teatri storici, più di 300 biblioteche, 200 chiese romaniche e gotiche, 37 tra rocche e castelli, 2 Parchi Nazionali, 4 Parchi Regionali, 6 Riserve. L’area protetta tutto ciò costituisce il patrimonio storico, artistico e naturalistico delle Marche. Una regione che è un “museo diffuso”, un museo a cielo aperto; a questa capillare presenza di tesori si affiancano i molteplici paesaggi che vanno dal mare ai monti passando per le dolci colline e i sapori della terra ancora sovrana dell’economia regionale, con eccellenze note in tutto il mondo.

La tradizione gastronomica delle Marche vanta appunto moltissime eccellenze, e vede sulla sua tavola piatti che hanno saputo coniugare la cucina di terra con i prodotti del mare e della campagna. Tra i più noti, le immancabili, rappresentative olive all’ascolana, i vincisgrassi, lo stoccafisso all’anconetana, il brodetto di pesce, i maccheroncini di Campofilone, la crescia fogliata (dolce e salata), il coniglio in porchetta, e uno dei dolci più antichi d’Italia: il frustingo.

Una menzione speciale merita il ciauscolo, salume molto particolare, mentre tra i formaggi ricordiamo la caciotta di Urbino e il formaggio di Fossa.

Spettacolari sono anche gli uliveti: nelle Marche si contano oltre trenta varietà di ulivi (le cultivar), molte delle quali sono presenti esclusivamente nel territorio marchigiano.

Le Marche sono una delle poche regioni d’Italia dove è possibile, in un tragitto di poco più di un’ora, passare dalle alte vette del Parco dei Monti Sibillini, dove il Monte Vettore sfiora i duemilacinquecento metri, alle più belle località di mare, come la Baia di Portonovo in provincia di Ancona o San Benedetto del Tronto con la splendida riviera delle Palme.

Durante il viaggio dai monti al mare si percorrono strade che attraversano la ricca vegetazione boschiva e le colline, con gli ordinati vigneti. I frutti di questa “terra di mezzo” sono prodotti d’eccellenza molto apprezzati: tra i più noti, vini come il Verdicchio, di Matelica o dei Castelli di Jesi, ma anche il tartufo di Acqualagna.

In questa terra che diede i natali a Federico II, si respira una vocazione artistica e artigianale unica nel nostro Paese.

Nelle Marche da secoli la “sapienza delle mani” unita al genio creativo ha trovato terreno fertile per lo sviluppo di un’eterogenea varietà di prodotti artigianali che ancor oggi si tramandano di generazione in generazione, in una storia collettiva di intrecci tra manifattura e cultura. Il maceratese è la terra dei tessuti d’autore e la culla dell’antica arte del liccetto, una tecnica decorativa medievale totalmente realizzata a mano sul telaio oggi regolamentata dalla Regione Marche; ad Ascoli e nell’entroterra prolifica la lavorazione della ceramica, della terracotta e della maiolica – una tradizione che risale al Medioevo e che tutt’oggi viene portata avanti con passione dai maestri ceramisti – famose sono le pipe e i fischietti in terracotta di Massignano, così come quella dell’oreficeria – originariamente a scopo religioso, oggi raggiunge vette di altissima qualità e modernità – e della delicata arte del merletto.

A Castelfidardo va in scena la tradizione musicale classica e popolare che trova forma nella fisarmonica, mentre i tipici fischietti in radica si realizzano nella mariana Loreto. La tradizione calzaturiera di lusso – uno dei simboli del Made in Italy – viene portata avanti nel distretto di Civitanova Marche, Montegranaro e Sant’Elpidio a Mare, nell’area del Fermano invece, e più in particolare a Montappone, i maestri cappellai vestono le teste di tutto il mondo con eleganti copricapi in paglia. Risale al 1200 la produzione di carta a Fabriano, storico centro di produzione cartaria dove si sono sviluppati il restauro del libro antico e la legatoria artistica, così come è antica la tradizione dell’intaglio del legno nel Fermano, ad Amandola, che ha saputo resistere alla crescente industrializzazione della regione. Non da ultima la “città dei ramai”, a Force sui Monti Sibillini, centro di produzione della conca, un recipiente usato in passato dalle donne per trasportare l’acqua potabile.

Questa regione caleidoscopio di meraviglie si caratterizza anche per una singolare ricchezza di artisti e studiosi celebri a livello internazionale: Raffaello Sanzio (1483 – 1520), il genio urbinate che fu uno tra i maggiori interpreti della pittura del Rinascimento; Gioachino Rossini (1792 – 1868), uno dei più grandi compositori operisti della storia della musica; Giacomo Leopardi (1798 – 1837), tra i maggiori poeti dell’Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale; Maria Montessori (1870 – 1952), nota per il suo rivoluzionario metodo didattico, applicato in migliaia di scuole in tutto il mondo; Gentile da Fabriano (1370 – 1427), pittore tra i più rappresentativi del Gotico internazionale; Ciriaco d’Ancona (1391 – 1452), padre dell’Archeologia; Donato Bramante (1444 – 1514), architetto e pittore, tra i principali artisti del Rinascimento; Padre Matteo Ricci (1552 – 1610), tra i più grandi divulgatori della cultura occidentale in Cina e studioso della civiltà orientale; infine i due celebri compositori Giovanni Battista Pergolesi (1710 – 1736) e Gaspare Spontini (1774 – 1851).

E’ nel sud delle Marche che si sviluppa il Piceno.

Le Marche
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IL Piceno

Ubicato nella parte meridionale della regione Marche, è caratterizzato da contrafforti collinari che dagli Appennini si dirigono a pettine verso il mare Adriatico. Dolci colline che attraversate da fiumi e torrenti formano vallate di rara bellezza.

La vallata del Tronto è quella più a sud, qui il fiume segna il confine tra le Marche e la regione Abruzzo.

Le colline picene presentano un paesaggio ancora “feudale” con piccoli centri arroccati sulle cime dei colli e muniti di cinte murarie, torri, rocche, case e chiese antiche.

E’ una realtà dai molteplici paesaggi. A ovest si innalzano suggestive montagne coperte di boschi, oggi parte dei Parchi Nazionali dei Monti Sibillini e del Gran Sasso e Monti della Laga, che proprio in questo tratto hanno, “sulla carta”, i loro punti di confine ma che in realtà si presentano senza soluzione di continuità.

A est, si stende il mare Adriatico, dove si sviluppa il grosso centro turistico di San Benedetto del Tronto, il cui porto vanta una delle più grosse flottiglie di pesca d’Italia.

Tra le montagne e il mare si sviluppano una miriade di colline coltivate in gran parte a vigneti e uliveti, produttori di quelle che diventeranno le famose “olive ascolane” e il rinomato “Rosso Piceno Superiore”, vino speciale, amorosamente prodotto solo in questa ristretta area geografica. Anche questo è: le Marche.

Alla varietà di paesaggio si affiancano una varietà di tradizioni storiche, artistiche, folcloristiche e di attività umane che danno vita a una realtà viva e di particolare interesse.

Ascoli Piceno – La perla dei Sibillini

Ascoli Piceno, perla dei Sibillini, celebra nel nome l’antico popolo di stirpe sabina, che durante l’età del ferro, abitava le Marche: i Piceni, così chiamati perché veneravano il picchio, loro animale sacro.

Il centro storico è costruito quasi interamente in travertino e in esso si trova la splendida piazza del Popolo. Sede vescovile, conserva diverse torri gentilizie e campanarie, per questo è chiamata anche la Città delle cento torri. È l’unica città della Marche ad avere due teatri storici, il Ventidio Basso e il Filarmonici.

La città è famosa per le sue olive all’ascolana, specialità gastronomica nata ad Ascoli Piceno e diffusa in tutto il territorio italiano e anche al di fuori dei confini nazionali. La tenera Ascolana era nota fin dai tempi antichi, tanto che già Plinio il Vecchio considerava questa qualità di olive come la migliore della penisola!

Ma Ascoli è questo e molto di più, una terra frizzante, ricca di artigianato, storia, tradizione, folklore e leggende.

Ascoli Piceno, città ribelle ed anticonformista! Qui nacque Cecco d’Ascoli, (contemporaneo di Dante …ma meno fortunato) poeta, astrologo, arso sul rogo nel duecento come eretico dall’Inquisizione. Il ponte di Cecco, di origine romana, che attraversa il torrente Castellano, si vuole sia stato costruito in una buia notte dall’alchimista, con l’aiuto del diavolo!

Un’altra curiosità, centinaia sono le epigrafi, sia in latino che in volgare, poste sui portali delle case ascolane. Ascoli è una sorta di libro della saggezza popolare scritto sul travertino, la più simpatica che riassume l’umorismo e la saggezza degli ascolani si trova in Rua Lunga (i vicoli caratteristici medievali si chiamano rue dal latino ruga) e recita: ”CHI PO NON VO, CHI VO NON PO, CHI SA NON FA, CHI FA NON SA E COSI’ IL MONDO MAL VA”

Offida – La citta del serpente dorato

Offida, adagiata su una collina, tra le valli del Tronto e del Tesino, è racchiusa dalle mura castellane del XII secolo. Le piazze, le strade, le vie di questo borgo fra i più belli d’Italia sono pronte ad accogliervi con uno stuzzicante itinerario. Alle bellezze artistiche del borgo si uniscono le specialità tipiche, i vini, esportati in tutto il mondo, i “funghetti” di Offida e il Chichì ripieno. Un’altra perla offerta dalle splendide Marche.

Il monumento più insigne di Offida è rappresentato dalla Chiesa di Santa Maria della Rocca, capolavoro dell’architettura romanico-gotica delle Marche. Si erge su un dirupo roccioso, dove un tempo si trovava un castello di età longobarda; ci si arriva a piedi, con una brevissima passeggiata attraverso il paese, partendo da Piazza del Popolo. Perfettamente inserita nell’ambiente naturale circostante, si trova in un luogo panoramico di rara e stupefacente bellezza. Vedrete che meraviglia…

Offida è inoltre famosa per la laboriosa e paziente arte del merletto a tombolo, un’antica tradizione che si tramanda da generazione in generazione da almeno cinque secoli. Rimarrete incantati ammirando l’incessante lavoro dei fuselli di legno nelle agili mani delle merlettaie.

E se tutto questo non fosse abbastanza, scopriremo insieme la leggenda del “serpente aureo”…!

Acquaviva Picena – La fortezza nel tempo

Acquaviva Picena, piccolo centro nell’immediato entroterra di San Benedetto del Tronto e città bandiera arancione, sorge su una collina dalla quale è possibile ammirare uno stupendo panorama sulle colline marchigiane fino ai monti dell’Appennino, come il Vettore, il Gran Sasso e la Maiella.

“…Erra senza pace, nella cittadella militare, il fantasma del Capitano della Rocca…” Narra la leggenda, tramandata dagli anziani del borgo, che nelle notti d’inverno, tra i sibili del vento e misteriosi lamenti, il fantasma del Capitano della Rocca vaga ancora, cercando la sua famiglia, scuotendo e schiacciando contro le mura chiunque si trovi dinanzi, come volesse far rinsavire qualcuno dal perduto senno per interrogarlo.

La regina del borgo, che ne caratterizza il profilo e la storia appunto è la Fortezza, vero capolavoro di architettura militare rinascimentale, la cui prima costruzione risale al XIV secolo da parte dei nobili della famiglia Acquaviva. Presenta una pianta a quadrilatero irregolare, che racchiude un’ampia corte centrale con pozzo, con i vertici rafforzati da torrioni. Il torrione più alto, il mastio, di forma cilindrica, è alto circa 22 m. L’interno, occupato da due vani voltati, tra loro collegati da una scala in muratura, ospita attualmente un’interessantissima esposizione di armi antiche.

Ai piedi della rocca si apre la piazza del Forte, che fornisce ad essa una platea scenografica, con basse case disposte a semicerchio.

Attività tradizionale del borgo è la produzione di cesti di paglia, effettuata secondo un metodo tramandato di generazione in generazione. Interessante e caratteristico è il Museo della “Pajarola”, che custodisce una raccolta di cesti, utensili da cucina, bamboline realizzate con intreccio di paglia, vimine e materiali naturali.

Da gustare ad Acquaviva Picena, formaggi e latticini, peschette dolci, il frustingo (dolce tipico marchigiano a base di frutta secca e fichi) e svariati vini (Rosso Piceno DOC, Rosso Piceno Superiore DOC, Falerio DOC, Offida DOC).

Monsampolo del Tronto – Tra simboli e misteri

Vi va di venire con noi alla scoperta della Monsampolo segreta? Bui percorsi ipogei, camminamenti e cunicoli sotto le mura, l’affascinante Museo della Cripta che conserva corpi e abiti mummificati, l’arco della morte e il mistero della formella templare…

Ai misteri di questo borgo si uniscono le bontà enogastronomiche, infatti, questo piccolo borgo è famoso per gli gnocchi, la birra al vino e il torrone di fichi, rinomato e apprezzato fin dal cinquecento; e l’artigianato artistico, grazie alla presenza di un maestro presepista capace di portarci in giro per il mondo con le sue meravigliose creazioni, presepi dalle più svariate fogge e ambientazioni, una meraviglia da non perdere!

Un borgo gioiello ricco di storie affascinanti, ultimo baluardo delle Marche al confine con l’Abruzzo.

Monsampolo del Tronto sorge in posizione dominante sulla riva sinistra del fiume Tronto, a 184 m. s.l.m., con un panorama che spazia dal Gran Sasso ai Monti Sibillini, fino al mare Adriatico. Le origini remote del suo territorio sono conclamate dal ritrovamento di materiali archeologici dell’Età del Bronzo, della cultura picena, dell’epoca romana e del Medioevo.  L’oscurità che ha contraddistinto il Medioevo, insieme al culto di S. Paolo, portarono alla fondazione del Castrum Montis Sancti Pauli di cui si hanno testimonianze a partire dal 1030, anno in cui un ricco possidente donò una parte del castello e della chiesa di S. Paolo al vescovo di Fermo. Nel XII secolo, sotto il dominio normanno, Monte San Paolo fu feudo dei conti d’Aprutio nella diocesi di Teramo, ma con la gloriosa civiltà comunale Monsampolo entrò nell’orbita dello Stato di Ascoli, di cui restano gli accordi bilaterali del 1299. Da allora il municipio avrà lunga vita, superando incolume tutti i drammatici periodi della storia fino all’Unità d’Italia. Da un punto di vista religioso passerà invece sotto la diocesi di Ascoli Piceno nel 1965.

E con questo viaggio, seppur virtuale, vogliamo portarvi alla scoperta delle meraviglie di questa splendida regione! Buona visione!